Pensieri e Poesie

Frammenti di splendore (2013)

Dov’è finita la luce? Sorgono da questi pensieri, oltre lo spirito, intime e mortali paure. Affogando nelle scorie di questi giorni surreali, la mia mente getta via gli ultimi ansiosi sospiri. I miei sogni sono rimasti nel limbo per troppo tempo e il timore sta divorando tutti i migliori presagi. Ma sono ancora vivo e sembra che il cuore abbia ripreso a pulsare, scorgendo, in quei pochi attimi, il tuo incanto. Ed è cosi che io ritorno alla vita più puro e radioso di prima. Fugace, mi investe un pensiero sublime, che porta il mio destino lontano dalle insane distrazioni. Adesso percorro i tuoi passi raccogliendo il tuo profumo; mi diletto a reinventarmi, respirando avidamente i frammenti del tuo splendore. L’anima si è rasserenata e non sembra più volersi staccare dal corpo. Anche se il tuo sorriso ora è cosi lontano, gli occhi del cuore non distolgono lo sguardo neanche per un istante.

Nebulosa In Sogno (2009)
Sto seduto tra le radici dell’albero della mia vita su un prato vivo e infinito. Nell’aria mille bolle d’acqua si scontrano ed emettono suoni che compongono oniriche armonie. I miei pensieri sentono una così dolce attrazione che dalla mia fronte nascono, e nebulosi, riempiono l’aria creando un connubio danzante con le bolle musicanti. Il profumo della mia bella inonda tutta la valle; il suo respiro assopito contiene l”intero sogno. Quando lei si sveglia tutta la valle scompare e si tramuta, a sua volta, in pensiero nebuloso che nasce dalla dolce fronte per riempire il nuovo giorno di gioie, favole e amore.

Lungo la spiaggia (2010)

Stanotte, le stelle, come un milione di occhi divini, scintillanti, mi osservano mentre mi perdo, sotto il loro influsso, lungo la spiaggia, nella mia vita.

 100 Graffi nell’atrio ( 2008)
E’ tardi e niente può più dormire in me… Sento che l’atrio del silenzio che fino a quel momento mi aveva sempre ospitato soave adesso è disturbato, invaso. Non posso fare a meno che inseguire quell’insano stridere lungo il mio corridoio. Appeso alla parete c’è un vecchio specchio segnato da profondi e sofferti graffi… qualcuno ha tentato invano di uscirne… Non si può uscire dagli specchi ed è cosi chiaro: le lacrime dalle mie dita non commuovono più nessuno.

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Foglie del nulla ( 2008)
Gli alberi svaniscono, tutte le foglie continuano ad ondeggiare libere nell’aria sottile. Bianca e calma la nebbia circonda quel campo solitario. Davvero lontano dalla vita, ma profondamente segnato da essa, quel campo raggiunge la sua massima quiete. Solo il vento, ormai, mormora nell’aria. Per il resto, l’unico suono udibile è la pace del silenzio. Talvolta l’armonia del silenzio sa colpire un uomo fino in fondo all’anima, risuonando in essa come un brivido che ti attraversa in eterno.

Alba (2010)

Mentre volo veloce sull’asfalto, dietro di me nascono le prime luci e i primi respiri del giorno, dietro la collina. Sotto di me, la città sulla costa si illumina dolcemente, come se aprisse lentamente gli occhi dopo un lungo sogno, in una notte meravigliosa. Ed è così che mi dissolvo nell’incantevole alba.

Il cubo necessario (2008)

Un fluido bianco e puro come il latte, con degl’accecanti riflessi argentei,
è entrato nei miei occhi attraversando i miei pensieri, purificando i miei dolori.
– Pausa – Caos – Qualcosa sta partorendo nella mia testa… – Riprende – Pocorespiro –
è un leggero scivolare in un vuoto familiare ai miei, ormai noti, momenti di oblio;
ma qualcosa, qualcuno, mi allevia il peso, giostrando un rallentamento scoordinato nel mio rapido precipizio.
Farfalle rosa.
Diaboliche agl’occhi, funerario il loro unguento.
Adesso, ciò che prima mi era invisibile è lucido e tintinnante come un cannone:
un enorme cubo d’acciaio vacillante echeggia sopra i miei istanti di vuoto.
E’ appeso a qualcosa di molle ma resistente come la mia pelle,
eppur si muove con me e non si distacca di un centimetro dal mio cervello.
Caduta inerme, corpo necessario.
Non brama altro più che uno schianto deciso e spassionato.
– Pausa – Fine.

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Una Dolce Dea Mortale (2010)
E’ notte. Un suono mi sveglia, apro i miei occhi e la vedo sopra di me. Si posa nell’aria, al centro della stanza, una dolce dea mortale. Il mio cuore inizia a colpire sempre più forte e mille brividi si infilano nelle mie dita per invadermi tutto il corpo. La dea sospesa è’ incantevole, è incredibilmente pura. Il suo corpo è composto da miliardi di minuscole sfere luminosissime. Il suo respiro è come una fresca brezza ed ha un suono ampio e profondo; ogni suo sospiro penetra la mia pelle ed il mio petto. I suoi occhi sono accecanti come le stelle del cielo dentro una stanza. La dea ha un profumo soave ed irresistibile, come di un fiore che non appartiene alla terra. Provo a sfiorarla ma le mie braccia non si sollevano, sono immobilizzato. Non sono ancora pronto. Sforzo gli occhi per delineare il suo viso ed, in quel concerto di luci e magia, riesco a riconoscerla. Chiudo gli occhi qualche istante per riposare la vista ma quando li riapro non c’è più, così mi riaddormento sfinito.

Il resto del viso (2008)
Le mie sono le spoglie di un altro sottile giorno che ha esalato il suo ultimo sguardo nell’orizzonte di un tramonto lacrimevole; senza scuotere l’equilibrata mitezza del pescatore e del suo attingere piacere dall’umida brezza; senza smorzare l’intensificazione della sorprendente poesia delle nuvole al crepuscolo. Sconfitto dall’ostinazione del trafiggente effimero e dai suoi istanti distendo i miei caldi e stanchi nervi. Cura l’incomprensione del mio inconscio la smisurata dedizione per gli ammalianti occhi della notte che, con sublimazione, tutti i giorni, si volgono alla terra; tentati, sempre, vanitosi, di rivelare il resto del viso.

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Metamorfosi (2008)

Suoni, odori, visioni, sogni…
Mi è così lontano il volto di un pensiero senza forma.
Astraggo timidamente ciò che di cattivo, sempre più sovente e insistentemente, tenta di fluttuare nel mio cranio,
ma scovato nell’ardore sono costretto ad abbandonare la mia finta resistenza.
Gli occhi dell’oblio incendiano la mia armatura;
e cado giù.
Dove mi trovo adesso non esiste ritegno.
Nulla può definirmi, nulla mi distinguerà.
Il processo è già in atto, la metamorfosi è cominciata,
l’astratto si sostituisce ad ogni mia molecola regalandomi dolcemente l’infinito,
ma strappandomi, in cambio, per sempre, l’anima mortale del mio corpo.
Non avrò più fine.
Oltre i miei pensieri, adesso, un confortante, infinito silenzio.

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